Tuesday, January 13, 2009

Preguntas que puede hacer Dios a los Jóvenes

Joan of Arcadia

Grupo: Antonio Gutiérrez, Sebhat Kahsay y Alberto Kabuge
13 enero, hora 10,35

¿Qué preguntas puede hacer Dios a los Jóvenes en la realidad acutal?

• Al constatar un “cultura del ruido-activismo” (es facil constatar como es común estar escuchando música con un mp3, celular, ,etc. Así mismo el “estar haciendo algo: chateando, video juegos, viendo la tv, etc.) ¿Por qué no arriesgarte a buscar en la interioridad la voz de Dios? ¿al estar en el silencio-soledad, contigo mi-smo, a quién descubres?
• En una cultura que promueve el vivir cada instante intensamente (sin repercu-siones al futuro y sin atender al pasado) ¿qué fundamente y sustenta la realidad que te permite vivir intensamente, qué o quién está en lo profundo del espacio y tiempo pero que a la ves los trasciende?
• En una cultura juvenil que promueve una búsqueda desenfrenada de satisfacion, alegría, felicidad (por medio de aventuras, droga, sexo, músimca, alcohor, etc.) ¿cuál es la que te deja al fina con mayor paz-tranquilidad, que pedura? ¿te has planteado la posibilidad de ser feliz sin que implique necesariamente la ausencia de problemas pero si la permanencia de paz y armonia contigo y con cuanto te rodea?
• En una cultura que promuede el gusto, cuidado y la sensibilidad ecológico ¿de qué puede ser fruto el mundo con esta dualidad de majestuosidad y frlagilidad? ¿es reusltado de la casualidad o hay algo-alguien que la sustenta?

¿Qué preguntas puede hacernos Dios a nosotros como educadores al ver la realidad juvenil?

• ¿Recuerdas cómo le hizo Jesucristo para portarnos el Amor de Dios Padre?
• ¿Es posible la encarnación del amor de Dios en la realidad juvenil?
• ¿Puedes señalar el “camino, verdad y vida” se encuentra en Jesucristo con sus pensamientos, palabras, actitudes y acciones ordinarias?

∞ Antonio Gutiérrez
Photocredits: from Television Series, Joan of Arcadia, Episode 1, «Pilot», 2003.

Wednesday, December 17, 2008

Personal reflection: Need to understand the new situations of today’s young people

I am attaching two photos which are from my experience in passing on the faith to Children and Youth.

The first photo captures an experience of sharing the Gospel with the Children between 5 and 13 years. When celebrating mass with them, they were very attentive and curious listening to what I was trying to share with then about Jesus. You could see their faces changing immediately when one mentioned to them about Father or mother because of they never stayed with their parents, they even do not know them. So it was difficult to get the language fitting them.

The second photo goes back to an experience with Youth in secondary school. When gathering with them, celebrating mass with them... you could see the joy and feelings of being in the group/crowd. But speaking with individuals, they have a lot of difficulties. This difficulties include getting the school fees, not having time with the parents, some they have never prayed together with both parents and they had done catechism only with the catechists or religious teachers in the school. Therefore it is difficult to transmit faith to the Youth through Families and also through the society and the church. We need to search for the new aspects which are immediately going with the situations of today (the well preparing of a PEER GROUP has been successful in some of the schools I worked).

Joseph Minja

Un cammino spirituale durevole

Modelli, esperienze formatrici e strumenti di crescita

Gruppo internazionale di lingua italiana
Hélio da Costa Ferreira
Leonard Sticlaru
Adeodatus Muhigi Miganda
Sinval Marques Pereira
Albert Kitungwa Kabuge

Il valore della testimonianza per aiutare i giovani a impegnarsi nel cammino di fede. È stato il riassunto del dialogo fatto nel gruppo sul tema del quinto capitolo. Dopo in generale si è detto che:

- Dobbiamo utilizzare loro linguaggio per riuscire a mettersi in comunicazione con loro, ma mantenendo una giusta distanza, offrendo anche qualche novità… senza cadere nella imitazione.
- Avere il coraggio de proporre, di fare delle proposte che siano significative per loro, che li stimoli all’impegno.
- Cercando attraverso l’amicizia e la fiducia una approssimazione e un camminare insieme. Fatto sempre con equilibrio nel rapporto, senza togliere loro lo spazio, senza soffocarli, ma proponendo cose sostanziose, non superficiali.
- Cercare di far vedere che nella vita non possiamo soltanto vivere di gioie, che ci sono delle difficoltà, sfide e che dobbiamo affrontare la vita con coraggio. Cercando la dimensione del risorto e del crocifisso. Cercando di educarli alla sensibilità della sofferenza.
- Non possiamo partire da noi adulti per fare delle proposte ai giovani… non sono i nostri problemi ad essere importanti per loro, ma si deve partire della forte risorsa di energie che possiedono e cercare attraverso proposte coinvolgente a far vedere la gioia della vita, la bellezza in saper vivere trovare il Cristo negli altri.
- Ci sono giovani che trovano difficoltà in impegnarsi per sempre. Non riescono a prendere delle responsabilità.
- Cercano di esprimersi liberamente, di vivere il presente senza responsabilità. Cercando una libertà senza limiti.
- Si avverte il bisogno di un cammino spirituale progressivo, durevole.
- La libertà viene data, ma non sempre viene anche insegnata come gestirla.
- Tanto l’impegno e la responsabilità come le esperienze temporanee dipendono di una pedagogia che aiuti il giovani progressivamente a dare dei passi e a maturare la propria fede.
- Le proposte di “pellegrinaggio” devono si attirare i giovani e devono essere coinvolgente.
- Prima dobbiamo, noi adulti, dare testimonianza ai giovani di vita e impegno di fede e dopo chiedere a loro questo impegno.

“I due tipi (pellegrinaggio e istituzionale) rispondono ai due modelli formativi di comunità religiosa”, che la Hervieu-Leger ha opposto probabilmente un po’ troppo. A suo parere le istituzioni religiose, confrontate con una religiosità individuale e mobile, su cui hanno poca presa, cercano di canalizzarla. Inventano forme sociale di “religiosità pellegrina”, che si spera rispondano meglio ai bisogni spirituali attuali dei giovani.
- Cercare di dare fiducia a loro è il migliore aiuto.
- Non ci sono formule pronte per lavorare con i giovani, ma dobbiamo mettersi in cammino e esperimentare insieme a loro.

∞ Sinval Marques Pereira

Ponte per la partecipazione attiva e consapevole

Modelli, esperienze formatrici e strumenti di crescita

Gruppo Polacco
Justyn Krzysztof Malek
Slawomir Stanislaw Bartodiziej
Sodalis Joanna Maria Kozub
Dariusz Marek Szyszka (excused)

Nella nostra riflessione sul tema dei Modelli, esperienze fondatrici e strumenti di crescita per la spiritualità giovanile, ci si siamo interrogati tra l'altro che siamo, prima di tutto noi, che dobbiamo darsi da fare. Dobbiamo guardare con “occhi nuovi”, i giovani d'oggi e sperare in loro. Per trasmettere davvero i valori cristiani ai giovani d'oggi dobbiamo per primi dare la nostra testimonianza così con i nostri comportamenti, più che con le parole, aiutarli nel riconoscere che cosa è davvero la vita spirituale cristiana. Dobbiamo aiutare i giovani, incoraggiarli, far scoprire loro che è importante fermarsi per riflettere e scendere in profondità e far scoprire così, che la vita cristiana è bella. Allora ci si siamo domandati: «abbiamo gli strumenti per farlo?»

Poi abbiamo riflettuto anche se, e in quale modo, la presenza di Gesù nella loro vita, la cambia? Se i giovani hanno i mezzi con i quali cercano di arrivare all'esperienza profonda di Dio nella loro vita? Quale concetto di Dio portano nei loro cuori?

Per poter confermare le nostre riflessioni personali abbiamo preso in considerazione anche le indagini, e le opinioni degli altri che si occupano dei problemi nel riguardo.

Siamo convinti come conferma anche il Prof. Pawlina, che il giovane d'oggi cerca il rapporto con Dio, con la spiritualità, ma molto spesso è indifferente nei confronti della Chiesa. Questo fenomeno, oggi, si presenta come una delle sfide per la pastorale ecclesiale. Ciò è confermato anche da alcune indagini, in cui va sottolineato ancor più chiaramente questo fenomeno. Bisogna aggiungere che molti tra quelli che si dichiarano come credenti, spesso non lo dimostrano con i loro comportamenti. Eppure, questi ultimi dovrebbero rispondere ai valori religiosi nei quali credono. Ancora di più si osserva disaccordo tra la fede dichiarata e le proprie opinioni. Questo si può osservare anche tra i giovani.

Il già menzionato Krzysztof Pawlina, fa una riflessione nella quale interroga se stesso su un fenomeno presente tra i giovani e chiede il perché. Ogni anno, nel mese d’agosto, migliaia di giovani vanno in pellegrinaggio a Częstochowa, dovendo camminare moltissimi chilometri a piedi e sostenendo tanti sacrifici. Gli stessi giovani, ovviamente non tutti, in altre occasioni, per esempio la Solennità del Corpus Domini, assistono alle processioni (che ancora si fanno in Polonia) seduti a un tavolo, sorseggiando una birra o mangiando il gelato, e con stupore guardano il numerosi gruppo di persone che pregano. Perché è proprio così? Pawlina continua la sua riflessione spiegando che i giovani d’oggi, apprezzano nella vita soprattutto la libertà, la giustizia, l’amore e l’onestà. Tutto questo si trova nel Vangelo. Perché allora loro non partecipano alle processioni? La risposta si pone da sola: non sono andati perché questa forma di manifestazione della Chiesa è per loro strana e difficile da accettare. Il rigetto, però, delle forme di devozione, non significa il rifiuto del Vangelo.

Quindi, «bisogna trovare altre forme d’espressione della Chiesa», afferma il suddetto professore. Le forme, nelle quali la Chiesa giovane si possa sentire come a propria casa. Il giovane deve conoscere prima il gusto dell’incontro con Dio. Questa esperienza, e una certa soddisfazione, sono la condizione per poter accogliere la fede. La relazione personale: «l’uomo – Dio», «io e Lui», sembra d’essere una chiave per raggiungere l’esperienza religiosa e, di conseguenza, l’accettazione della fede. L’esperienza della relazione personale con Dio può essere il ponte per una consapevole e attiva partecipazione alla vita della Chiesa. Come farlo?

Uno tra i mezzi per incoraggiare i nostri giovani di essere i cristiani, nel pieno senso di questa parola, almeno in Polonia, è la catechesi. Questo è il mezzo più diffuso che permette al mondo giovanile incontrare quello ecclesiastico.

Da una parte, ciò è giusto, e tante volte si fa un lavoro produttivo. Dall’altra parte, però, oggi fare catechesi diventa abbastanza difficile, soprattutto nelle città più grandi. Gestire la catechesi nelle scuole diviene complicato. Alcuni problemi di questo tipo sono descritti da Józef Stala nel volume: Il catechizzando d’oggi. Lo stato attuale e le sfide. Come afferma l’Autore, il catechista odierno si pone davanti ad un catechizzante, caratterizzato spesso da una «vita di crisi d’identità e di frustrazione» e che cede agli influssi e cambiamenti della realtà odierna, e – pari ai suoi coetanei – vive al confine tra la tradizione e la modernità, tra la storia e la prospettiva, e l’intellettualismo di coloro che, attraverso i mass media, hanno il potere su tutti gli utenti di internet. La vita gli appare spesso come un gioco, da non essere presa sul serio.
Però occorre tenere presente anche, come afferma il Prof. Krzysztof Pawlina, che oltre l’80% dei giovani frequenta la catechesi. Questo fatto è già una risorsa e spetta ai catechisti di sfruttarla con il loro agire saggiamente, vale a dire non basta insegnarli i misteri di fede, ma occorre essere consapevoli che essi hanno bisogno di veri amici spirituali, pronti a vivere e condividere i loro problemi.
In questo punto dobbiamo dire, però, che nella Chiesa polacca le catechesi vengono fatte soprattutto con i bambini e i giovani, ma ciò non è sufficiente. Occorre soprattutto, che le famiglie siano formate in modo costante, in quanto la famiglia è la prima e vera sorgente dell’educazione per le nuove generazioni e trasmette loro i veri valori.
Negli ultimi anni anche una rilevante attenzione va rivolta ai catechisti, dai quali si esige la capacità di dare testimonianza con la propria vita e una continua formazione. Questo viene, tra l'altro dal semplice fatto che: «Nella presente situazione, alla catechesi partecipano coloro che per la prima volta si “incontrano” con la Verità della rivelazione». La Chiesa odierna è consapevole di questa situazione e cambia i metodi della propria educazione dei giovani, in quanto è convinta che l’odierna catechesi deve essere aperta ai bisogni dei giovani che cercano la propria strada e il proprio posto nella vita. La Chiesa deve educare al dialogo, alla tolleranza, all’incontro con i non credenti. Oggi molto spesso frequentano la catechesi le persone che mai hanno sentito parlare di Gesù Cristo, oppure «ricercano» il senso della vita. Il catechista è quindi obbligato ad essere ben preparato alle lezioni e deve gestirle in modo tale che aiuti i giovani ad aprirsi a Dio. Essenziale è anche il fatto – lo conferma anche il magistero della Chiesa – che alla catechesi partecipino anche quelli che provengono dalle famiglie ove ci si dichiara di essere credenti, ma sostanzialmente non si pratica. Oggi, il servizio pastorale deve offrire ciò che i giovani non ricevono nelle proprie famiglie.

Ovviamente, la realtà descritta sopra è uno dei diversi modi di agire tra i nostri giovani, è sicuramente non unica, però concreta. Almeno, secondo noi, occorre fare qualcosa di concreto al posto di discutere troppo, perché sembra che noi parliamo abbondantemente e, purtroppo, rimaniamo fermi lì. La Chiesa, attraverso la pastorale giovanile, deve aiutare a costruire ai giovani una casa sulla roccia! I giovani hanno la volontà di agire e per questo bisogna aiutarli a diventare veri apostoli per i suoi coetanei, attraverso la propria attività apostolica e la testimonianza.


Joanna Kozub

Experiencias fuertes de compromiso social

Modelos y Experiencias

Grupo de habla español - España America Latina
Leticia Carranza Carmona
César Blanco Ruiz
Fabian Martín Gómez
Joanna Martín Gutiérrez
Luis Daniel Garcia Mancilla
José Antonio Gutiérrez Pérez
Fernando Parra Saavedra

(JOANA MARTIN)
1- PREGUNTA A LOS JOVENES:
-¿Has participado en alguna peregrinación, jornada mundial de la juventud, Pascua, encuentro juvenil de la parroquia, escuela...?. Según tu experiencia personal, animarías a otros jóvenes a participar?¿Porqué?...A ti,¿te ha ayudado?¿A qué te a movido?

2- PREGUNTA A LOS EDUCADORES ADULTOS
Desde tu experiencia personal, ¿crees que merece la pena ofrecer y acompañar a los jovenes en la vivencia de experiencias fuertes de grupo, de comunidad eclesial para el despertar y la madurez de su espiritualidad: peregrinaciones, JMJ, Taizé, Pasacua, Ejercicios Espirituales...?¿qué crees que les aporta?¿A qué les ayuda?

(JOSE ANTONIO GUTIERREZ)
1- PREGUNTA A LOS JOVENES:
- ¿En base a tu historia personal qué experiencias han sido significativas positiva o negativamente, para llegar a tu actual vivencia espiritual?
2- PREGUNTA A LOS EDUCADORES ADULTOS
¿Cómo puedo reforzar mi experiencia espiritual para que sea significativamente positiva a mi familia?

(FERNANDO PARRA)
1- PREGUNTA A LOS JOVENES:
- ¿Cómo hace para alimentar y nutrir su vida espiritual?
- Los jóvenes que han hecho alguna experiencia religiosa, cristiana o en otra espirituaIidad, ¿expresan algo diverso frente a los jóvenes que no han tenido estas vivencias?
- por qué algunos Jóvenes se empeñan en servidos de ayuda por los otros?

2- PREGUNTA A LOS EDUCADORES ADULTOS
- SI el anuncio del mensaje Cristiano se hace con el testimonio de la vida, ¿con qué hechos presentamos nuestra vida que ha sido construida con valores del Evangelio?
¿Cómo hacer más creíble el mensaje evangélica presentando nuestra vida de creyentes como un continuo (PRACTICANTE) y no como momentos en los que celebramos ritos (PEREGRINO)?

(LUIS DANIEL GARCIA)
1- PREGUNTA A LOS JOVENES:
-La espiritualidad cristiana se expresa necesariamente en formas de compromiso y servicio a los demás. ¿Esatas dispuesto a ofrecer algo de tu tiempo libre en actividades sociales y caritativas?
2- PREGUNTA A LOS EDUCADORES ADULTOS
- Cuando sus hijos deber escoger uno profesión, ¿los criterios que importan son os del servicio, vocación, Misión, o en cambio son los criterios de salario, riqueza y fortuna?

(CESAR BLANCO)
1- PREGUNTA A LOS JOVENES:
-Estamos cercanos a la navidad..y tienes que escribir tu carta a los reyes magos.
Como joven miembro de tu parroquia tienes que hacerla en nombre del grupo de jóvenes .
¿Qué le pedirias este año para tu parroquia, para que de verdad sea comunidad cristiana, la puedas sentir como tú hogar y sea fiel testigo de la buena nueva de Jesús?
2- PREGUNTA A LOS EDUCADORES ADULTOS
- Qué elementos crees que ayudarían para que los jóvenes hoy, se sientan de verdad protagonistas e ilusionados en la realidad eclesial en la que vives.

(LETICIA CARRANZA)
1- PREGUNTA A LOS JOVENES:
-¿Qué te llama la atención de estas experiencias que no encuentras en tu vida cotidiana?
¿Sientes que te ayuda a ver otros jóvenes que como tú tienen deseos de encontrar a Cristo?

2- PREGUNTA A LOS EDUCADORES ADULTOS
-¿Sabemos favorecer experiencias de espiritualidad y acompañarlas durante y después de hacerlas? ¿Aceptamos su proceso de crecimiento teniendo como icono una peregrinación?(porque hay subidas, bajadas, momentos de fe, de cansancio...etc)

(FABIÁN MARTIN)
1- PREGUNTA A LOS JOVENES:
¿Te gustaría hacer una peregrinación de varios días a algún Santuario? Si/No, y porqué.
Y si ya lo has hecho, ¿qué es lo que más recuerdas de aquella experiencia?.
2- PREGUNTA A LOS EDUCADORES ADULTOS
¿Qué itinerario pedagógico prepararías para un joven que te ha solicitado acompañamiento espiritual?

DIALOGO DEL GRUPO DE LENGUA ESPAÑOLA

Una primera cosa es que todos hemos coincidido en que las preguntas que hemos hecho van dirigidas jovenes que se encuentran cercanos a la iglesia y las dirigidas a los adultos también.

Vemos, y en eso hemos coincidido todos en la importancia de la idea de “ser peregrinos”, o la experiencia de “peregrinación” por toda la riqueza que entraña para un proceso de fe y de espiritualidad. Sin perder de vista la importancia de que si se realiza una experiencia de éstas, es esencial el trabajo previo y el posterior, para que no se quede sólo en “una experiencia más”.

Otro punto en el desarrollo del joven a todos los niveles, es ser conscientes del momento que en que vive, ser capaces de aceptarlo como joven en crecimiento, el ser capaces de sintonizar con él para un posible acompañamiento. La intuición creemos que es un elemento muy importante, no creer que todo lo vamos a encontrar en los libros.

Las experiencias fuertes de compromiso social en favor de los más desfavorecidos son ciertamente muy importantes para que los jóvenes vayan madurando en su vida como creyentes. Veíamos que éstas, son experiencias de discernimiento vocacional en su vida como creyentes y pueden ayudarles a intuír desde la fe qué caminos tomar en su vida.

∞Cesar Blanco

Our buddies can share what they learned in life

Life Models, Formative Experiences and Instruments for Growth

Asian Pacific Group
Paolo Liu Qing Chun
Caesar Dizon, SDB
Grea Duzon Mendoza, DSFS

In our group discussion, we shared about interiority and the construction of young peoples project of life.

One of the good aspects of being young is the capacity to dream and work for its fulfilment.
Yes, it would be interesting to know what would be these desires and dreams. How would they visualize themselves after 5 or 10 years? And what should they start doing now in order to attain that dream?

This little reflection will show us somehow what are the values they are holding on to and how mature they are in facing and projecting their future because the capacity of making decisions depends on their inner maturity. From here, the educator also could find out what would the young be in need of as they express their own worth and their visualization of themselves in the future.

“Experience is the best teacher”, as the old saying goes. And perhaps, our old buddies (educators and parents) here can share with us some of the things they have learned in life.
How did your parents influence you? Could you cite some of your personal lived-faith experience that moved you to such a conviction of faith?

Submitted by Sr Grea Duzon Mendoza

Il pellegrino ha bisogno della guida

Modelli, esperienze formatrici e strumenti di crescita

Gruppo di lingua italiana
Pietro Migliasso
Paolo Misciagna
Maria Teresa Gonzales
Martin Nguyen Dai Loc
Micheline Malangu Bukom’Evile

Abbiamo discusso sulle domande fatte del quinto capitolo del volume di don Jacques Schens. Durante la nostra condivisione di gruppo, abbiamo potuto elencare questi punti rilevanti:
  • Difficoltà dei giovani ad aprirsi di fronte ad altri realtà giovanili parrocchiali;
  • La spiritualità pellegrina suscita un dubbio nell’oggi. Si suppone che alcuni giovani amano camminare senza avere una metà ben definita, invece un cammino deve portare a una metà precisa: quindi partire da un esperienza per arrivare ad una forma di spiritualità. Riteniamo che la spiritualità mette in essa le radici e conduce all’assunzione d’un impegno concreto.
  • Come costruire un progetto di vita in un mondo in continuo cambiamento? Come aiutare i giovani ha poter intercettare il desiderio di imitare qualcuno, proponendoli un modello credibile.
In una parola abbiamo concluso: Oggi c’e una forte esigenza di trasmettere modelli concreti perché il pellegrino ha bisogno della guida.

∞ Micheline Malangu Bukom’Evile